On. Ersilia Saverino

Assemblea Regionale Siciliana

Componente Commissione V
"Cultura, Formazione e Lavoro"
Segretario gruppo parlamentare PD
XVIII legislatura

La mia storia

Sono nata a Palermo, ma dopo qualcha anno, con tutta la mia famiglia, ci siamo trasferiti a Catania, dove ho vissuto da allora. 

Dopo il diploma al liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di Giurisprudenza e contemporaneamente comincio a coltivare la mia grande passione per il teatro.

Con molti sacrifici sono riuscita a conciliare la carriera professionale con quella di attrice. 

Dal 1980 comincio a lavorare per il ministero dell’Economia e delle finanze come legale tributario e, nello stesso tempo, mi diplomo al corso di avviamento teatrale del Teatro Stabile di Catania nel 1984.  

Nel 1993 mi iscrivo all’albo Attori Professionisti e comincio a calcare i palcoscenici nazionali ed internazionali: Stabile di Catania, Piccolo di Milano, Teatro Argentina di Roma, teatro Greco di Siracusa, Filarmonica di Budapest, Teatro Nazionale di Roma, San Carlo di Napoli ed altri. 

Ho lavorato anche al cinema ed in fiction di successo come “La Piovra 9”, “Nati Stanchi”, di Ficarra e Picone, “Il Macellaio” di Aurelio Grimaldi, la fiction “Agrodolce” e il film “Le ultime 56 ore” con la regia di Claudio Fragasso.

Nel 2005 decido di impegnarmi in prima persona in politica, dedicandomi, in modo particolare, ai temi della cultura, dell’inclusione sociale, del disagio nelle periferie urbane, della difesa e valorizzazione dell’ambiente e dei beni culturali, della parità di genere. Nel 2009 vengo nominata Vicepresidente del Teatro Stabile di Catania e successivamente membro del cda di “Sicilia turismo e cinema” presso la regione siciliana.

Nel 2013  vengo eletta consigliera comunale di Catania e nel 2020 vengo nominata Presidente provinciale del Partito Democratico di Catania e membro dell’assemblea nazionale del PD.

Dal 2023 ho l’onore di rappresentare le siciliane e i siciliani all’Assemblea regionale come deputata nel gruppo del Partito Democratico.

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𝐔𝐧 𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐧𝐨𝐧 𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐫𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐭𝐢𝐭𝐨𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐝𝐚.
Può continuare a vivere nei luoghi che racconta, creare lavoro, generare opportunità. Ma può anche lasciarci qualcosa di più profondo: può aiutarci a guardare la realtà con occhi diversi, a riconoscere ciò che spesso non vogliamo vedere, persino a cambiare la nostra cultura.

Nei giorni scorsi ho avuto il piacere e l’onore di partecipare alla presentazione del Catania Film Fest 2026, all’interno dell’evento “Il potere del Cineturismo e del Made in Italy” alla 83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Un evento a cui hanno partecipato e dato il loro contributo anche il Coordinamento dei festival del cinema in Sicilia e il Cna Cinema e audiovisivo di Catania.

Abbiamo parlato della straordinaria capacità della Sicilia di raccontare e di essere raccontata, ma soprattutto della necessità di trasformare questa ricchezza in sviluppo, formazione, professionalità e lavoro. Perché attrarre produzioni non basta: dobbiamo fare in modo che il valore generato dal cinema rimanga nella nostra terra e diventi anche un'opportunità per i nostri giovani.

Ma il cinema è anche uno straordinario strumento per raccontare le ferite della nostra società.

È stato toccante assistere al trailer di “Fili invisibili” - cortometraggio realizzato dagli studenti del Copernico di Barcellona Pozzo di Gotto - che racconta le storie di Graziella Recupero e Sara Campanella, donne uccise a 70 anni di distanza con le stesse dinamiche.

La repressione è indispensabile, ma da sola non basta: la radice del problema è culturale e per questo dobbiamo avere il coraggio di lavorare sull’educazione all’affettività, al rispetto, al consenso e alla gentilezza, a partire dalle scuole.

Essere a Venezia, in uno dei luoghi simbolo del cinema mondiale e della cultura, a parlare della mia Sicilia, delle sue potenzialità e soprattutto del futuro che possiamo costruire attraverso la cultura è stato per me un grande onore. E anche una grande emozione.
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𝐔𝐧 𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐧𝐨𝐧 𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐫𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐭𝐢𝐭𝐨𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐝𝐚.
Può continuare a vivere nei luoghi che racconta, creare lavoro, generare opportunità. Ma può anche lasciarci qualcosa di più profondo: può aiutarci a guardare la realtà con occhi diversi, a riconoscere ciò che spesso non vogliamo vedere, persino a cambiare la nostra cultura.

Nei giorni scorsi ho avuto il piacere e l’onore di partecipare alla presentazione del Catania Film Fest 2026, all’interno dell’evento “Il potere del Cineturismo e del Made in Italy” alla 83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Un evento a cui hanno partecipato e dato il loro contributo anche il Coordinamento dei festival del cinema in Sicilia e il Cna Cinema e audiovisivo di Catania. 

Abbiamo parlato della straordinaria capacità della Sicilia di raccontare e di essere raccontata, ma soprattutto della necessità di trasformare questa ricchezza in sviluppo, formazione, professionalità e lavoro. Perché attrarre produzioni non basta: dobbiamo fare in modo che il valore generato dal cinema rimanga nella nostra terra e diventi anche unopportunità per i nostri giovani.

Ma il cinema è anche uno straordinario strumento per raccontare le ferite della nostra società.

È stato toccante assistere al trailer di “Fili invisibili” - cortometraggio realizzato dagli studenti del Copernico di Barcellona Pozzo di Gotto - che racconta le storie di Graziella Recupero e Sara Campanella, donne uccise a 70 anni di distanza con le stesse dinamiche.

La repressione è indispensabile, ma da sola non basta: la radice del problema è culturale e per questo dobbiamo avere il coraggio di lavorare sull’educazione all’affettività, al rispetto, al consenso e alla gentilezza, a partire dalle scuole. 

Essere a Venezia, in uno dei luoghi simbolo del cinema mondiale e della cultura, a parlare della mia Sicilia, delle sue potenzialità e soprattutto del futuro che possiamo costruire attraverso la cultura è stato per me un grande onore. E anche una grande emozione.Image attachmentImage attachment+8Image attachment

𝟖𝟓,𝟖𝟖%. 𝐅𝐞𝐫𝐦𝐢𝐚𝐦𝐨𝐜𝐢 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐨.

È la copertura vaccinale contro la difterite a 24 mesi in Sicilia. 𝐋𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞̀ 𝐝𝐞𝐥 𝟗𝟒,𝟒𝟔% e l’obiettivo di sanità pubblica è il 95%.

Un divario che non nasce oggi e che, dopo la morte di una bambina di quattro anni non può e non deve essere considerato meramente un dato statistico.

Per questo ho depositato un’interrogazione urgente al presidente della Regione e all’assessore alla Salute.
La Regione ha istituito una Task Force, ha annunciato il recupero delle vaccinazioni, il coinvolgimento di pediatri e medici di medicina generale, il contatto diretto delle famiglie e interventi nei territori dove le coperture sono più basse.

D'accordo. 𝐌𝐚 𝐚𝐝𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢, 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐢 𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢.

Perché un sistema sanitario serio non può aspettare che accada qualcosa per scoprire le proprie fragilità. Deve conoscere dove sono i bambini non adeguatamente coperti, raggiungere le famiglie, rendere semplice l’accesso ai vaccini e investire nell’informazione e nella prevenzione.

Lo diciamo da tempo: 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚.
E la prevenzione è forse il terreno sul quale questo principio vale più di ogni altro.

Dopo un campanello d’allarme così forte, tornare alla normalità non basta.

𝐁𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨.
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𝟖𝟓,𝟖𝟖%. 𝐅𝐞𝐫𝐦𝐢𝐚𝐦𝐨𝐜𝐢 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐨.

È la copertura vaccinale contro la difterite a 24 mesi in Sicilia. 𝐋𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞̀ 𝐝𝐞𝐥 𝟗𝟒,𝟒𝟔% e l’obiettivo di sanità pubblica è il 95%.

Un divario che non nasce oggi e che, dopo la morte di una bambina di quattro anni non può e non deve essere considerato meramente un dato statistico.

Per questo ho depositato un’interrogazione urgente al presidente della Regione e all’assessore alla Salute.
La Regione ha istituito una Task Force, ha annunciato il recupero delle vaccinazioni, il coinvolgimento di pediatri e medici di medicina generale, il contatto diretto delle famiglie e interventi nei territori dove le coperture sono più basse.

Daccordo. 𝐌𝐚 𝐚𝐝𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢, 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐢 𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢.

Perché un sistema sanitario serio non può aspettare che accada qualcosa per scoprire le proprie fragilità. Deve conoscere dove sono i bambini non adeguatamente coperti, raggiungere le famiglie, rendere semplice l’accesso ai vaccini e investire nell’informazione e nella prevenzione.

Lo diciamo da tempo: 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚.
E la prevenzione è forse il terreno sul quale questo principio vale più di ogni altro.

Dopo un campanello d’allarme così forte, tornare alla normalità non basta.

𝐁𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨.

Ieri a San Michele di Ganzaria per la festa di San Michele Arcangelo.

Una comunità intera si è ritrovata attorno al proprio Santo Patrono, in una giornata di fede e tradizione, ma soprattutto di forte appartenenza.

La processione, le strade del paese, l’affidamento delle chiavi della città a San Michele: momenti che raccontano un legame profondo con le proprie radici e che uniscono anche chi da questa terra è dovuto andare via.

È sempre bello esserci e condividere questi momenti con una comunità alla quale sono particolarmente legata.

Un ringraziamento al Sindaco e a tutte le amiche e agli amici di San Michele di Ganzaria.

E viva San Michele!
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Ieri a San Michele di Ganzaria per la festa di San Michele Arcangelo.

Una comunità intera si è ritrovata attorno al proprio Santo Patrono, in una giornata di fede e tradizione, ma soprattutto di forte appartenenza.

La processione, le strade del paese, l’affidamento delle chiavi della città a San Michele: momenti che raccontano un legame profondo con le proprie radici e che uniscono anche chi da questa terra è dovuto andare via.

È sempre bello esserci e condividere questi momenti con una comunità alla quale sono particolarmente legata.

Un ringraziamento al Sindaco e a tutte le amiche e agli amici di San Michele di Ganzaria.

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Ieri a Licodia Eubea, alla Festa dell’Uva e dei Prodotti Tipici Locali.

Una di quelle serate che raccontano la Sicilia che mi piace: le nostre tradizioni, i prodotti della nostra terra, le persone che con il loro lavoro continuano a custodirli e valorizzarli.

E poi le piazze piene, gli incontri, i sorrisi. È sempre bello tornare qui.

Un ringraziamento al sindaco Santo Randone, all’assessore Franco Barbuto e a tutte le amiche e agli amici di Licodia Eubea.
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Ieri a Licodia Eubea, alla Festa dell’Uva e dei Prodotti Tipici Locali. 

Una di quelle serate che raccontano la Sicilia che mi piace: le nostre tradizioni, i prodotti della nostra terra, le persone che con il loro lavoro continuano a custodirli e valorizzarli.

E poi le piazze piene, gli incontri, i sorrisi. È sempre bello tornare qui. 

Un ringraziamento al sindaco Santo Randone, all’assessore Franco Barbuto e a tutte le amiche e agli amici di Licodia Eubea.Image attachmentImage attachment+2Image attachment
1 settimana fa

Ieri ad Adrano per l’apertura al traffico del nuovo tratto della SS 284.

Un’opera importante e attesa dal territorio, che significa collegamenti più sicuri, tempi di percorrenza ridotti e infrastrutture finalmente più moderne per tutta l’area etnea.

Investire nella viabilità significa avvicinare i territori, migliorare la vita delle persone e creare nuove opportunità di sviluppo.
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Ieri ad Adrano per l’apertura al traffico del nuovo tratto della SS 284.

Un’opera importante e attesa dal territorio, che significa collegamenti più sicuri, tempi di percorrenza ridotti e infrastrutture finalmente più moderne per tutta l’area etnea.

Investire nella viabilità significa avvicinare i territori, migliorare la vita delle persone e creare nuove opportunità di sviluppo.Image attachmentImage attachment+Image attachment
1 settimana fa

*Le verifiche che avevamo chiesto stanno arrivando.*

Lo scorso giugno ho presentato un’interrogazione urgente al presidente della Regione e all’assessore al Territorio e ambiente sull’intervento di via Palazzotto a Catania. Avevamo chiesto di verificare la correttezza dell’iter autorizzativo, la conformità delle opere e la compatibilità urbanistica del progetto.

Non erano dubbi sollevati per caso. Sono domande precise, nate dalle preoccupazioni di cittadini, comitati e associazioni.

Poi è arrivato il sequestro preventivo del cantiere disposto dalla Procura. Su questo saranno la magistratura e gli organi competenti a fare il proprio lavoro, nel pieno rispetto dei ruoli.

Ma il fatto politico è che la Regione ha disposto un’ispezione e incaricato un proprio tecnico di verificare gli atti e le autorizzazioni rilasciate dal Comune.

Esattamente ciò che avevo chiesto con la mia interrogazione.

Io credo che la politica serva anche a questo: raccogliere le istanze del territorio, trasformarle in atti concreti e insistere finché dalle istituzioni non arrivano risposte.

Adesso aspettiamo l'esito dell'ispezione. Senza sentenze anticipate e senza strumentalizzazioni. Ma con la stessa determinazione con cui abbiamo iniziato questa battaglia: su interventi che incidono in maniera così importante sulla città, trasparenza, rispetto delle regole e corretta pianificazione urbanistica non sono negoziabili.

Continueremo a vigilare.
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*Le verifiche che avevamo chiesto stanno arrivando.*

Lo scorso giugno ho presentato un’interrogazione urgente al presidente della Regione e all’assessore al Territorio e ambiente sull’intervento di via Palazzotto a Catania. Avevamo chiesto di verificare la correttezza dell’iter autorizzativo, la conformità delle opere e la compatibilità urbanistica del progetto.

Non erano dubbi sollevati per caso. Sono domande precise, nate dalle preoccupazioni di cittadini, comitati e associazioni.

Poi è arrivato il sequestro preventivo del cantiere disposto dalla Procura. Su questo saranno la magistratura e gli organi competenti a fare il proprio lavoro, nel pieno rispetto dei ruoli.

Ma il fatto politico è che la Regione ha disposto un’ispezione e incaricato un proprio tecnico di verificare gli atti e le autorizzazioni rilasciate dal Comune.

Esattamente ciò che avevo chiesto con la mia interrogazione.

Io credo che la politica serva anche a questo: raccogliere le istanze del territorio, trasformarle in atti concreti e insistere finché dalle istituzioni non arrivano risposte.

Adesso aspettiamo lesito dellispezione. Senza sentenze anticipate e senza strumentalizzazioni. Ma con la stessa determinazione con cui abbiamo iniziato questa battaglia: su interventi che incidono in maniera così importante sulla città, trasparenza, rispetto delle regole e corretta pianificazione urbanistica non sono negoziabili.

Continueremo a vigilare.
1 settimana fa

L'iter autorizzativo per la riqualificazione dell'ex Mulino Santa Lucia si è sbloccato e non posso che essere soddisfatta per l'avanzamento del procedimento necessario al recupero del grande complesso edilizio abbandonato da anni.

L'immobile, situato a pochi passi dal centro storico e dalla zona portuale, è rimasto a lungo uno dei simboli più visibili del degrado urbano: nel corso degli anni è stato preso di mira da ladri e vandali, che hanno distrutto gli arredi interni e danneggiato le facciate esterne. Lunghi iter giudiziari e piani di sviluppo mai decollati ne avevano impedito fino a oggi il recupero.

Finalmente l'ex Mulino Santa Lucia può lasciarsi alle spalle anni di abbandono, degrado e incompiutezza. Oggi finalmente si intravede una prospettiva concreta e possiamo parlare non più soltanto di abbandono, ma di rinascita,

Ho seguito la vicenda da diversi ruoli istituzionali: prima come consigliera comunale e vicepresidente della commissione patrimonio, poi come presidente dell'assemblea provinciale del Partito democratico, oggi come deputata all'Ars. È il momento di trasformare una situazione di degrado in un'opportunità di sviluppo, riqualificazione e valorizzazione urbana.
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Liter autorizzativo per la riqualificazione dellex Mulino Santa Lucia si è sbloccato e non posso che essere soddisfatta per lavanzamento del procedimento necessario al recupero del grande complesso edilizio abbandonato da anni.

Limmobile, situato a pochi passi dal centro storico e dalla zona portuale, è rimasto a lungo uno dei simboli più visibili del degrado urbano: nel corso degli anni è stato preso di mira da ladri e vandali, che hanno distrutto gli arredi interni e danneggiato le facciate esterne. Lunghi iter giudiziari e piani di sviluppo mai decollati ne avevano impedito fino a oggi il recupero.

Finalmente lex Mulino Santa Lucia può lasciarsi alle spalle anni di abbandono, degrado e incompiutezza. Oggi finalmente si intravede una prospettiva concreta e possiamo parlare non più soltanto di abbandono, ma di rinascita,

Ho seguito la vicenda da diversi ruoli istituzionali: prima come consigliera comunale e vicepresidente della commissione patrimonio, poi come presidente dellassemblea provinciale del Partito democratico, oggi come deputata allArs. È il momento di trasformare una situazione di degrado in unopportunità di sviluppo, riqualificazione e valorizzazione urbana.
3 settiman fa

Il furto di rame che ha lasciato al buio la piazza del Castello Ursino è l’ennesima dimostrazione di quanto sia diventato grave e pervasivo il fenomeno dei furti di rame a Catania. Non siamo più di fronte a episodi isolati, ma a una vera e propria emergenza criminale che colpisce infrastrutture pubbliche, danneggia il patrimonio della città e, soprattutto, presenta un conto salatissimo ai cittadini

Il risultato è paradossale: una delle piazze più importanti e suggestive del centro storico di Catania è rimasta al buio a causa dell’azione dei ladri e il Comune è stato costretto a intervenire con una procedura di somma urgenza per realizzare un nuovo impianto e ripristinare l’erogazione dell’energia elettrica. Un intervento che comporterà un esborso di alcune decine di migliaia di euro di risorse pubbliche.

Quei soldi avrebbero potuto essere destinati alla manutenzione delle strade, all’illuminazione di altre zone della città, alla sicurezza o alla cura degli spazi pubblici. Invece devono essere utilizzati per riparare i danni provocati da chi sottrae rame per alimentare un mercato illegale che continua a prosperare.

E’ evidente che non basta più rincorrere le emergenze. Occorre rafforzare la prevenzione, aumentare i controlli sulle aree maggiormente esposte e soprattutto intervenire sulla filiera che consente al rame rubato di trasformarsi rapidamente in denaro.
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Il furto di rame che ha lasciato al buio la piazza del Castello Ursino è l’ennesima dimostrazione di quanto sia diventato grave e pervasivo il fenomeno dei furti di rame a Catania. Non siamo più di fronte a episodi isolati, ma a una vera e propria emergenza criminale che colpisce infrastrutture pubbliche, danneggia il patrimonio della città e, soprattutto, presenta un conto salatissimo ai cittadini

Il risultato è paradossale: una delle piazze più importanti e suggestive del centro storico di Catania è rimasta al buio a causa dell’azione dei ladri e il Comune è stato costretto a intervenire con una procedura di somma urgenza per realizzare un nuovo impianto e ripristinare l’erogazione dell’energia elettrica. Un intervento che comporterà un esborso di alcune decine di migliaia di euro di risorse pubbliche. 

Quei soldi avrebbero potuto essere destinati alla manutenzione delle strade, all’illuminazione di altre zone della città, alla sicurezza o alla cura degli spazi pubblici. Invece devono essere utilizzati per riparare i danni provocati da chi sottrae rame per alimentare un mercato illegale che continua a prosperare. 

E’ evidente che non basta più rincorrere le emergenze. Occorre rafforzare la prevenzione, aumentare i controlli sulle aree maggiormente esposte e soprattutto intervenire sulla filiera che consente al rame rubato di trasformarsi rapidamente in denaro.
4 settiman fa

Con l'ultima seduta dell'Ars prima della pausa estiva si chiude una prima parte dell'anno intensa. Un anno in cui abbiamo discusso, proposto, ottenuto risultati, ma soprattutto abbiamo provato a fare quello che deve fare chi siede all'opposizione: controllare, denunciare ciò che non funziona e, quando possibile, cambiare le cose.

Purtroppo la Sicilia continua a fare i conti con problemi che si ripresentano puntualmente. Gli incendi che stanno devastando l'Isola sono soltanto l'ultimo esempio di un Governo che interviene sempre dopo, mai prima. Ogni estate spegniamo il fuoco, ogni autunno contiamo i danni delle alluvioni. Manca la programmazione, manca la prevenzione, manca una visione.

Non è stato un anno fatto soltanto di denunce.

Anche dall'opposizione si può incidere. Il risultato più importante raggiunto è quello sulla parità di genere nelle giunte comunali. Dopo dodici anni la Sicilia ha finalmente colmato un ritardo che la rendeva un'eccezione negativa nel Paese. Un diritto che altrove era già acquisito è diventato finalmente realtà anche qui.

Su quella stessa idea di parità abbiamo continuato a costruire altre iniziative: dal confronto nazionale organizzato a Catania fino alle norme che incentivano l'occupazione femminile, all'operatività del Reddito di libertà per le donne vittime di violenza e ai nuovi centri per l'endometriosi.

In questi mesi siamo riusciti anche a far approvare misure che avevo proposto come favorire l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità psichica, approvare il fondo e aumentare le risorse per l'educazione alimentare nelle scuole e a riconoscere un ruolo più forte agli enti del Terzo settore nel sistema dell'istruzione.

Ma l'attività parlamentare è soltanto una parte del lavoro.

C'è il territorio. Gli incontri, le assemblee, le vertenze, le battaglie quotidiane. Dai pronto soccorso al collasso alla sicurezza sul lavoro, dai fondi per il "Dopo di noi" che restano inutilizzati alle botteghe storiche lasciate senza una strategia.

E c’è la mia amata Catania. Dai roghi tossici all'Archivio di Santa Marta, dalla sicurezza sulla Circonvallazione e a Fontanarossa, al porto che rischia di essere preda di appettiti speculativi, fino alle vertenze STMicroelectronics e Pfizer, ho cercato di portare dentro le istituzioni le criticità che cittadini, lavoratori e amministratori mi hanno rappresentato.

Fa piacere vedere che, qualche volta, le idee camminano anche fuori dalle aule parlamentari. È successo con il congedo mestruale, introdotto dall'Università di Catania dopo la nostra proposta, che avevamo sostenuto e che continueremo a sostenere affinché diventi legge della Regione Siciliana.

Ci sono state anche battaglie che hanno riguardato la qualità della nostra democrazia. Penso al referendum sulla giustizia, in cui milioni di cittadini hanno ribadito un netto rifiuto rispetto a un'idea di riforma che avrebbe indebolito l'autonomia della magistratura.

Adesso il Parlamento siciliano si fermerà per qualche settimana.

Il lavoro più importante non è dentro Palazzo dei Normanni, ma fuori, nei territori, ascoltando le persone, affrontando i problemi, raccogliendo proposte, costruendo insieme le risposte.

È da lì che nasce ogni battaglia che porto in Aula.

Ci vediamo in giro.
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Con lultima seduta dellArs prima della pausa estiva si chiude una prima parte dellanno intensa. Un anno in cui abbiamo discusso, proposto, ottenuto risultati, ma soprattutto abbiamo provato a fare quello che deve fare chi siede allopposizione: controllare, denunciare ciò che non funziona e, quando possibile, cambiare le cose.

Purtroppo la Sicilia continua a fare i conti con problemi che si ripresentano puntualmente. Gli incendi che stanno devastando lIsola sono soltanto lultimo esempio di un Governo che interviene sempre dopo, mai prima. Ogni estate spegniamo il fuoco, ogni autunno contiamo i danni delle alluvioni. Manca la programmazione, manca la prevenzione, manca una visione.

Non è stato un anno fatto soltanto di denunce.

Anche dallopposizione si può incidere. Il risultato più importante raggiunto è quello sulla parità di genere nelle giunte comunali. Dopo dodici anni la Sicilia ha finalmente colmato un ritardo che la rendeva uneccezione negativa nel Paese. Un diritto che altrove era già acquisito è diventato finalmente realtà anche qui.

Su quella stessa idea di parità abbiamo continuato a costruire altre iniziative: dal confronto nazionale organizzato a Catania fino alle norme che incentivano loccupazione femminile, alloperatività del Reddito di libertà per le donne vittime di violenza e ai nuovi centri per lendometriosi.

In questi mesi siamo riusciti anche a far approvare misure che avevo proposto come favorire linserimento lavorativo delle persone con disabilità psichica, approvare il fondo e aumentare le risorse per leducazione alimentare nelle scuole e a riconoscere un ruolo più forte agli enti del Terzo settore nel sistema dellistruzione.

Ma lattività parlamentare è soltanto una parte del lavoro.

Cè il territorio. Gli incontri, le assemblee, le vertenze, le battaglie quotidiane. Dai pronto soccorso al collasso alla sicurezza sul lavoro, dai fondi per il Dopo di noi che restano inutilizzati alle botteghe storiche lasciate senza una strategia.

E c’è la mia amata Catania. Dai roghi tossici allArchivio di Santa Marta, dalla sicurezza sulla Circonvallazione e a Fontanarossa, al porto che rischia di essere preda di appettiti speculativi, fino alle vertenze STMicroelectronics e Pfizer, ho cercato di portare dentro le istituzioni le criticità che cittadini, lavoratori e amministratori mi hanno rappresentato.
 
Fa piacere vedere che, qualche volta, le idee camminano anche fuori dalle aule parlamentari. È successo con il congedo mestruale, introdotto dallUniversità di Catania dopo la nostra proposta, che avevamo sostenuto e che continueremo a sostenere affinché diventi legge della Regione Siciliana.

Ci sono state anche battaglie che hanno riguardato la qualità della nostra democrazia. Penso al referendum sulla giustizia, in cui milioni di cittadini hanno ribadito un netto rifiuto rispetto a unidea di riforma che avrebbe indebolito lautonomia della magistratura.

Adesso il Parlamento siciliano si fermerà per qualche settimana.

Il lavoro più importante non è dentro Palazzo dei Normanni, ma fuori, nei territori, ascoltando le persone, affrontando i problemi, raccogliendo proposte, costruendo insieme le risposte.

È da lì che nasce ogni battaglia che porto in Aula.

Ci vediamo in giro.
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