On. Ersilia Saverino

Assemblea Regionale Siciliana

Componente Commissione V
"Cultura, Formazione e Lavoro"
Segretario gruppo parlamentare PD
XVIII legislatura

La mia storia

Sono nata a Palermo, ma dopo qualcha anno, con tutta la mia famiglia, ci siamo trasferiti a Catania, dove ho vissuto da allora. 

Dopo il diploma al liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di Giurisprudenza e contemporaneamente comincio a coltivare la mia grande passione per il teatro.

Con molti sacrifici sono riuscita a conciliare la carriera professionale con quella di attrice. 

Dal 1980 comincio a lavorare per il ministero dell’Economia e delle finanze come legale tributario e, nello stesso tempo, mi diplomo al corso di avviamento teatrale del Teatro Stabile di Catania nel 1984.  

Nel 1993 mi iscrivo all’albo Attori Professionisti e comincio a calcare i palcoscenici nazionali ed internazionali: Stabile di Catania, Piccolo di Milano, Teatro Argentina di Roma, teatro Greco di Siracusa, Filarmonica di Budapest, Teatro Nazionale di Roma, San Carlo di Napoli ed altri. 

Ho lavorato anche al cinema ed in fiction di successo come “La Piovra 9”, “Nati Stanchi”, di Ficarra e Picone, “Il Macellaio” di Aurelio Grimaldi, la fiction “Agrodolce” e il film “Le ultime 56 ore” con la regia di Claudio Fragasso.

Nel 2005 decido di impegnarmi in prima persona in politica, dedicandomi, in modo particolare, ai temi della cultura, dell’inclusione sociale, del disagio nelle periferie urbane, della difesa e valorizzazione dell’ambiente e dei beni culturali, della parità di genere. Nel 2009 vengo nominata Vicepresidente del Teatro Stabile di Catania e successivamente membro del cda di “Sicilia turismo e cinema” presso la regione siciliana.

Nel 2013  vengo eletta consigliera comunale di Catania e nel 2020 vengo nominata Presidente provinciale del Partito Democratico di Catania e membro dell’assemblea nazionale del PD.

Dal 2023 ho l’onore di rappresentare le siciliane e i siciliani all’Assemblea regionale come deputata nel gruppo del Partito Democratico.

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𝐃𝐚𝐥 𝟐𝟐 𝐚𝐥 𝟐𝟗 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔, l’Azienda ospedaliera universitaria policlinico “G. Rodolico - San Marco” di Catania aderisce all’Open Week sulla salute della donna promossa da Fondazione Onda, offrendo 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐭𝐮𝐢𝐭𝐞 𝐠𝐢𝐧𝐞𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐡𝐞, 𝐞𝐧𝐝𝐨𝐜𝐫𝐢𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐡𝐞, 𝐝𝐢𝐚𝐛𝐞𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐡𝐞, 𝐞𝐜𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐞 𝐞 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨.

Un’iniziativa importante che mette al centro la prevenzione, la consapevolezza e la possibilità di prendersi cura di sé senza ostacoli economici o sociali. Perché la prevenzione è il primo strumento di libertà e di autodeterminazione e proprio per questo ho depositato - nel luglio 2023 - 𝐮𝐧 𝐝𝐢𝐬𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐫𝐨𝐝𝐮𝐜𝐞 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐨𝐟𝐟𝐫𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐦𝐞𝐧𝐨𝐫𝐫𝐞𝐚, prevedendo incentivi alle aziende che adottano strumenti di welfare come congedi dedicati o lavoro agile e promuovendo campagne di sensibilizzazione per superare pregiudizi ancora troppo diffusi.

Investire sulla salute femminile significa investire sul benessere dell’intera comunità.
Invito tutte le donne interessate a consultare il sito bollinirosa.it per conoscere modalità di prenotazione e disponibilità dei servizi nei presidi Rodolico e San Marco.
La prevenzione non può aspettare.
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𝐃𝐚𝐥 𝟐𝟐 𝐚𝐥 𝟐𝟗 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔, l’Azienda ospedaliera universitaria policlinico “G. Rodolico - San Marco” di Catania aderisce all’Open Week sulla salute della donna promossa da Fondazione Onda, offrendo 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐭𝐮𝐢𝐭𝐞 𝐠𝐢𝐧𝐞𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐡𝐞, 𝐞𝐧𝐝𝐨𝐜𝐫𝐢𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐡𝐞, 𝐝𝐢𝐚𝐛𝐞𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐡𝐞, 𝐞𝐜𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐞 𝐞 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨.

Un’iniziativa importante che mette al centro la prevenzione, la consapevolezza e la possibilità di prendersi cura di sé senza ostacoli economici o sociali. Perché la prevenzione è il primo strumento di libertà e di autodeterminazione e proprio per questo ho depositato - nel luglio 2023 - 𝐮𝐧 𝐝𝐢𝐬𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐫𝐨𝐝𝐮𝐜𝐞 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐨𝐟𝐟𝐫𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐦𝐞𝐧𝐨𝐫𝐫𝐞𝐚, prevedendo incentivi alle aziende che adottano strumenti di welfare come congedi dedicati o lavoro agile e promuovendo campagne di sensibilizzazione per superare pregiudizi ancora troppo diffusi.

Investire sulla salute femminile significa investire sul benessere dell’intera comunità.
Invito tutte le donne interessate a consultare il sito bollinirosa.it per conoscere modalità di prenotazione e disponibilità dei servizi nei presidi Rodolico e San Marco.
La prevenzione non può aspettare.

Il turismo non può essere considerato solo una voce economica: è una leva strategica di sviluppo, capace di creare lavoro, sostenere le imprese locali e valorizzare il nostro patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico. Per questo serve una visione strutturale e di lungo periodo, capace di integrare promozione, infrastrutture, servizi e formazione.

Abbiamo presentato proposte concrete per rafforzare il ruolo del terzo settore, sostenere i territori più fragili e promuovere campagne di marketing mirate anche al rilancio delle aree colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici.

Il nostro obiettivo è chiaro: costruire politiche pubbliche efficaci, capaci di ridurre le disuguaglianze territoriali e generare sviluppo sostenibile, innovativo e inclusivo.
Perché le norme servono davvero quando migliorano la vita delle persone e contribuiscono alla crescita della nostra terra.
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𝐂’𝐞̀ 𝐮𝐧’𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚 𝐢𝐧 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚
Per anni abbiamo assistito al consolidarsi di leadership che hanno messo in discussione i valori fondanti dell’Unione europea: solidarietà, stato di diritto, diritti civili. Oggi, invece, arriva un segnale politico che merita attenzione.

In Ungheria si chiude una stagione segnata dalla guida di Viktor Orban e si apre una fase nuova con l’affermazione di Peter Magyar, che ha scelto di rimettere al centro l’europeismo, la trasparenza e una lotta seria alla corruzione.

Non è un dettaglio. Per troppo tempo il governo ungherese ha rappresentato un elemento di freno nelle decisioni comuni dell’Unione europea, assumendo posizioni ambigue persino di fronte all’invasione dell’Ucraina e ricevendo ripetute critiche da parte del Parlamento europeo e di numerose organizzazioni internazionali per il progressivo indebolimento dello stato di diritto.

Indipendenza della magistratura messa in discussione, concentrazione del controllo dei media, limitazioni dei diritti civili e delle libertà individuali, modifiche al sistema elettorale tali da favorire il partito di governo: una traiettoria che ha portato l’Unione europea a congelare miliardi di euro di fondi destinati all’Ungheria proprio a causa delle violazioni sistematiche dei principi democratici.

Perché l’Europa non è soltanto un mercato o una moneta comune. È, prima di tutto, una comunità di valori. E quando questi valori vengono messi in discussione, non si tratta di una questione interna a un singolo Paese, ma di un tema che riguarda tutte e tutti noi.

Serve un’Europa più forte, più coesa, più capace di difendere i diritti e di costruire opportunità, soprattutto per le nuove generazioni. Perché il futuro non si costruisce chiudendosi nei nazionalismi, ma rafforzando la cooperazione, la democrazia e la giustizia sociale.

L’Europa deve tornare ad essere una speranza concreta, non un terreno di scontro ideologico.
Ed è su questo terreno che si gioca la sfida politica dei prossimi anni.
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𝐂’𝐞̀ 𝐮𝐧’𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚 𝐢𝐧 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚
Per anni abbiamo assistito al consolidarsi di leadership che hanno messo in discussione i valori fondanti dell’Unione europea: solidarietà, stato di diritto, diritti civili. Oggi, invece, arriva un segnale politico che merita attenzione.

In Ungheria si chiude una stagione segnata dalla guida di Viktor Orban e si apre una fase nuova con l’affermazione di Peter Magyar, che ha scelto di rimettere al centro l’europeismo, la trasparenza e una lotta seria alla corruzione.

Non è un dettaglio. Per troppo tempo il governo ungherese ha rappresentato un elemento di freno nelle decisioni comuni dell’Unione europea, assumendo posizioni ambigue persino di fronte all’invasione dell’Ucraina e ricevendo ripetute critiche da parte del Parlamento europeo e di numerose organizzazioni internazionali per il progressivo indebolimento dello stato di diritto.

Indipendenza della magistratura messa in discussione, concentrazione del controllo dei media, limitazioni dei diritti civili e delle libertà individuali, modifiche al sistema elettorale tali da favorire il partito di governo: una traiettoria che ha portato l’Unione europea a congelare miliardi di euro di fondi destinati all’Ungheria proprio a causa delle violazioni sistematiche dei principi democratici.

Perché l’Europa non è soltanto un mercato o una moneta comune. È, prima di tutto, una comunità di valori. E quando questi valori vengono messi in discussione, non si tratta di una questione interna a un singolo Paese, ma di un tema che riguarda tutte e tutti noi.

Serve un’Europa più forte, più coesa, più capace di difendere i diritti e di costruire opportunità, soprattutto per le nuove generazioni. Perché il futuro non si costruisce chiudendosi nei nazionalismi, ma rafforzando la cooperazione, la democrazia e la giustizia sociale.

L’Europa deve tornare ad essere una speranza concreta, non un terreno di scontro ideologico.
Ed è su questo terreno che si gioca la sfida politica dei prossimi anni.

Oggi a Sigonella per ribadire un principio semplice ma fondamentale: la pace si costruisce con la pace.

Viviamo un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali che generano paura, instabilità e nuove disuguaglianze. In questo scenario, parlare di pace non è un esercizio retorico, ma una responsabilità politica.

Sigonella è un luogo strategico nel cuore del Mediterraneo, crocevia di equilibri internazionali complessi. Essere qui significa affermare con chiarezza che sicurezza e cooperazione devono sempre camminare insieme, perché nessun conflitto può essere risolto solo con la forza.

La Sicilia, per storia e vocazione, è terra di incontro tra popoli e culture diverse. Una terra che conosce il valore del dialogo, dell’accoglienza, della convivenza. Una terra che può essere ponte tra Europa, Africa e Medio Oriente.

Abbiamo il dovere di investire nella diplomazia, nella cooperazione internazionale, nei diritti umani. Lo dobbiamo soprattutto alle nuove generazioni, che hanno diritto a un futuro meno segnato dalla paura e più fondato sulla speranza.

La pace non è un’utopia.
È una scelta concreta.
Una scelta che riguarda tutti noi.
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Oggi a Sigonella per ribadire un principio semplice ma fondamentale: la pace si costruisce con la pace.

Viviamo un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali che generano paura, instabilità e nuove disuguaglianze. In questo scenario, parlare di pace non è un esercizio retorico, ma una responsabilità politica.

Sigonella è un luogo strategico nel cuore del Mediterraneo, crocevia di equilibri internazionali complessi. Essere qui significa affermare con chiarezza che sicurezza e cooperazione devono sempre camminare insieme, perché nessun conflitto può essere risolto solo con la forza.

La Sicilia, per storia e vocazione, è terra di incontro tra popoli e culture diverse. Una terra che conosce il valore del dialogo, dell’accoglienza, della convivenza. Una terra che può essere ponte tra Europa, Africa e Medio Oriente.

Abbiamo il dovere di investire nella diplomazia, nella cooperazione internazionale, nei diritti umani. Lo dobbiamo soprattutto alle nuove generazioni, che hanno diritto a un futuro meno segnato dalla paura e più fondato sulla speranza.

La pace non è un’utopia.
È una scelta concreta.
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1 settimana fa

𝐋𝐚 𝐩𝐚𝐜𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐦𝐚𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐚 𝐚𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚. 𝐄̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚, 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞, 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐚.

In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, parlare di pace significa assumersi una responsabilità. Significa difendere il diritto internazionale, il dialogo tra i popoli, la cooperazione come unico strumento capace di costruire futuro.
Per questo sabato saremo a Sigonella, un luogo simbolico, nel cuore del Mediterraneo, per ribadire un principio semplice ma fondamentale: la pace si costruisce con la pace. Non con la guerra.

La Sicilia, per la sua storia e per la sua posizione, può e deve essere ponte tra culture, spazio di confronto e di convivenza.
Ribadiamolo tutti insieme sabato, dalle 10, all'ingresso base di Sigonella.
Vi aspetto!
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𝐋𝐚 𝐩𝐚𝐜𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐦𝐚𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐚 𝐚𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚. 𝐄̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚, 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞, 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐚.

In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, parlare di pace significa assumersi una responsabilità. Significa difendere il diritto internazionale, il dialogo tra i popoli, la cooperazione come unico strumento capace di costruire futuro.
Per questo sabato saremo a Sigonella, un luogo simbolico, nel cuore del Mediterraneo, per ribadire un principio semplice ma fondamentale: la pace si costruisce con la pace. Non con la guerra.

La Sicilia, per la sua storia e per la sua posizione, può e deve essere ponte tra culture, spazio di confronto e di convivenza.
Ribadiamolo tutti insieme sabato, dalle 10, allingresso base di Sigonella.
Vi aspetto!
1 settimana fa

L’arresto dell’uomo che ha accoltellato l’ex moglie in via Villa Glori a Catania è una notizia che non può che essere accolta con grande soddisfazione da parte di tutti noi. Purtroppo si tratta dell’ennesimo episodio in cui una donna è vittima della violenza di genere. Fatti di una gravità assoluta che ci impongono una riflessione profonda

Questi episodi non sono casi isolati ma manifestazioni di un'emergenza continua che richiede interventi strutturali e culturali. È fondamentale avviare un percorso educativo, sin dalle scuole, di promozione all’affettività, al rispetto reciproco, alla parità di genere e alla cultura della non violenza. Solo attraverso l'educazione possiamo sperare di prevenire tali tragedie e costruire una società più giusta e sicura per tutti.
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L’arresto dell’uomo che ha accoltellato l’ex moglie in via Villa Glori a Catania è una notizia che non può che essere accolta con grande soddisfazione da parte di tutti noi. Purtroppo si tratta dell’ennesimo episodio in cui una donna è vittima della violenza di genere. Fatti di una gravità assoluta che ci impongono una riflessione profonda

Questi episodi non sono casi isolati ma manifestazioni di unemergenza continua che richiede interventi strutturali e culturali. È fondamentale avviare un percorso educativo, sin dalle scuole, di promozione all’affettività, al rispetto reciproco, alla parità di genere e alla cultura della non violenza. Solo attraverso leducazione possiamo sperare di prevenire tali tragedie e costruire una società più giusta e sicura per tutti.
2 settiman fa

La Pasqua è tempo di speranza e responsabilità.
In un mondo segnato da conflitti e divisioni, il nostro impegno per la pace, la solidarietà e la dignità delle persone deve rinnovarsi ogni giorno.

Buona Pasqua🐣
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La Pasqua è tempo di speranza e responsabilità.
In un mondo segnato da conflitti e divisioni, il nostro impegno per la pace, la solidarietà e la dignità delle persone deve rinnovarsi ogni giorno.

Buona Pasqua🐣
2 settiman fa

Oggi, nella Giornata nazionale della consapevolezza sull’autismo, dobbiamo avere 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀.
Per troppo tempo l’autismo è stato circondato da silenzi, stigma, pregiudizi. Oggi se ne parla di più, ed è un passo avanti. Ma non basta. Non basta illuminare un monumento di blu se poi continuiamo a lasciare le famiglie sole, a delegare l’inclusione a poche ore di sostegno, a considerare il diritto al lavoro delle persone autistiche come un costo e non come un valore.

Le persone autistiche non chiedono compassione. Chiedono di partecipare. Chiedono il diritto a costruire un progetto di vita, a lavorare, a essere riconosciute per ciò che sono: persone, cittadini, talenti.
L’inclusione non è un evento da celebrare una volta l’anno per lavarsi la coscienza. È una scelta quotidiana. È una responsabilità politica.

Nell’ultima finanziaria regionale, siamo riusciti a destinare risorse ai centri socio-educativi diurni: un passo concreto per sostenere le famiglie e rafforzare i percorsi di autonomia. Abbiamo costituito un intergruppo parlamentare sulla salute mentale, perché crediamo che il benessere psicologico e l’inclusione sociale debbano diventare una priorità strutturale delle politiche pubbliche, non un tema marginale.
Ma dobbiamo fare di più.

Dobbiamo cambiare i processi di inserimento lavorativo, sostenere davvero le imprese che scelgono l’inclusione, rafforzare i servizi territoriali, garantire continuità nel “dopo di noi” ma anche nell’“adesso”, che è spesso il tempo più difficile per tante famiglie.

Serve un cambio culturale, prima ancora che normativo. Il 2 aprile non sia solo una mano di vernice blu sulle coscienze.
Sia un impegno concreto, quotidiano, collettivo.
Perché i diritti non si celebrano: si garantiscono.
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Oggi, nella Giornata nazionale della consapevolezza sull’autismo, dobbiamo avere 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀.
Per troppo tempo l’autismo è stato circondato da silenzi, stigma, pregiudizi. Oggi se ne parla di più, ed è un passo avanti. Ma non basta. Non basta illuminare un monumento di blu se poi continuiamo a lasciare le famiglie sole, a delegare l’inclusione a poche ore di sostegno, a considerare il diritto al lavoro delle persone autistiche come un costo e non come un valore.

Le persone autistiche non chiedono compassione. Chiedono di partecipare. Chiedono il diritto a costruire un progetto di vita, a lavorare, a essere riconosciute per ciò che sono: persone, cittadini, talenti.
L’inclusione non è un evento da celebrare una volta l’anno per lavarsi la coscienza. È una scelta quotidiana. È una responsabilità politica.

Nell’ultima finanziaria regionale, siamo riusciti a destinare risorse ai centri socio-educativi diurni: un passo concreto per sostenere le famiglie e rafforzare i percorsi di autonomia. Abbiamo costituito un intergruppo parlamentare sulla salute mentale, perché crediamo che il benessere psicologico e l’inclusione sociale debbano diventare una priorità strutturale delle politiche pubbliche, non un tema marginale. 
Ma dobbiamo fare di più.

Dobbiamo cambiare i processi di inserimento lavorativo, sostenere davvero le imprese che scelgono l’inclusione, rafforzare i servizi territoriali, garantire continuità nel “dopo di noi” ma anche nell’“adesso”, che è spesso il tempo più difficile per tante famiglie.

Serve un cambio culturale, prima ancora che normativo. Il 2 aprile non sia solo una mano di vernice blu sulle coscienze.
Sia un impegno concreto, quotidiano, collettivo.
Perché i diritti non si celebrano: si garantiscono.
2 settiman fa

In queste giornate dense di confronti e riflessioni, nei luoghi simbolo delle nostre istituzioni, mi sono imbattuta, a Palazzo Madama, in una mostra che racconta molto più di una storia dell’arte.

“Il volto delle donne, le Madri Costituenti” racconta un percorso fatto di talento, determinazione e coraggio. Dalle grandi artiste come Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana e Rosalba Carriera, fino alle 21 donne che, nel 1946, hanno contribuito a scrivere le fondamenta della nostra Repubblica.

Colpisce come, già dal Quattrocento, alcune donne abbiano saputo affermare il proprio ruolo in contesti profondamente segnati da disuguaglianze. Un percorso non lineare, fatto di conquiste lente ma decisive, che ancora oggi ci interroga.

Le Madri Costituenti ci ricordano che i diritti non sono mai acquisiti per sempre, ma vanno difesi, praticati e resi concreti ogni giorno. A partire dalla piena partecipazione delle donne alla vita pubblica, politica, culturale ed economica del Paese.

In un tempo in cui siamo chiamati a rafforzare la qualità della nostra democrazia, è importante tornare alle radici di quei valori che hanno reso l’Italia una Repubblica fondata sull’uguaglianza, sulla dignità e sulla responsabilità.
Un’occasione preziosa per riflettere su quanta strada è stata fatta e su quanta ancora dobbiamo percorrere.
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In queste giornate dense di confronti e riflessioni, nei luoghi simbolo delle nostre istituzioni, mi sono imbattuta, a Palazzo Madama, in una mostra che racconta molto più di una storia dell’arte.

“Il volto delle donne, le Madri Costituenti” racconta un percorso fatto di talento, determinazione e coraggio. Dalle grandi artiste come Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana e Rosalba Carriera, fino alle 21 donne che, nel 1946, hanno contribuito a scrivere le fondamenta della nostra Repubblica.

Colpisce come, già dal Quattrocento, alcune donne abbiano saputo affermare il proprio ruolo in contesti profondamente segnati da disuguaglianze. Un percorso non lineare, fatto di conquiste lente ma decisive, che ancora oggi ci interroga.

Le Madri Costituenti ci ricordano che i diritti non sono mai acquisiti per sempre, ma vanno difesi, praticati e resi concreti ogni giorno. A partire dalla piena partecipazione delle donne alla vita pubblica, politica, culturale ed economica del Paese.

In un tempo in cui siamo chiamati a rafforzare la qualità della nostra democrazia, è importante tornare alle radici di quei valori che hanno reso l’Italia una Repubblica fondata sull’uguaglianza, sulla dignità e sulla responsabilità.
Un’occasione preziosa per riflettere su quanta strada è stata fatta e su quanta ancora dobbiamo percorrere.Image attachmentImage attachment+2Image attachment
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